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Il Programma




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UN VOTO STORICO

L’Aquila del 2012, come ve la immaginate? Alla fine del mandato della prossima Giunta Comunale, cosa ne sarà di questo capoluogo stremato dal malgoverno? Dipende da come voterete oggi. Il destino di una città lo decidono i suoi abitanti prima ancora dei suoi amministratori. Il 4 febbraio, per questo esperimento di Primarie comunali, è cruciale che raggiungiate il seggio più vicino per scegliere il prossimo candidato sindaco del centrosinistra. Colui che in mano l’ultima chance per lanciare L’Aquila nel futuro e più forza degli altri per battere il centrodestra.
Quella su cui siederà il futuro Sindaco, sarà una poltrona di cocci e di spine, lo sanno tutti. Ma sono testardamente convinto di poter attuare, con gli uomini giusti e, finalmente, le donne giuste, il disegno di una città gagliarda. Sarà per qualche strano contagio che da quando avevo 16 anni non riesco a sfuggire alla missione sociale della politica, quella di cambiare le cose. Nonostante oggi tutto sia molto simile a quel giochino al luna park in cui si mette la faccia sotto il tiro delle torte che non fanno distinzioni, credo che questa città avvelenata da polemiche e conflitti, abbia bisogno, adesso più che mai, di sincera passione politica, per superare una crisi che non è solo economica e occupazionale.
Sono convinto che a L’Aquila non esistono i problemi, ma “il problema” che li contiene tutti, risolto il quale tutto si dissolve: la mancanza di sviluppo. Se non c’è sviluppo non può esserci lavoro e quindi equità sociale. In una economia cittadina florida tutto il resto diventa possibile. Io non ho la soluzione nel taschino, come qualche illusionista ha voluto far credere in passato per lucrare consensi elettorali. Ho un progetto impegnativo su cui chiedo la vostra attenzione e la vostra fiducia.

 

"L'AQUILA 2012"

Chi ci osserva non si spiega l’incantesimo di una città che ha tutti i numeri del successo e invece fa del suo antico motto “immota manet” un sortilegio. Grandi industrie hitech, (settore che nei prossimi 10 anni darà 100 milioni di posti di lavoro), una prestigiosa Università, l’INFN, il CREO, il CETEMPS, il CNR, la scuola Superiore Guglielmo Reiss Romoli, l’Accademia dell’Immagine, un vero e sano tessuto connettivo di piccole e medie imprese ed un artigianato forte e radicato, apprezzate istituzioni culturali, posizione geopolitica centrale, i parchi, per non parlare di storia, architettura e tradizioni da fare invidia. Come sfondo la montagna simbolo degli Appennini con una delle stazioni sciistiche a maggior innevamento naturale e mettiamoci pure il nostro alto livello di scolarizzazione, la tipica tenacia ed onestà degli autoctoni e il basso tasso di criminalità. Perché allora ci siamo arresi a un destino che non è il nostro? Perché nessuno ha mai giocato queste carte. L’ovvio, come più volte è stato dimostrato, è di difficile realizzazione. Vi chiedo fiducia per farlo adesso che i Comuni hanno ruoli forti e sono artefici della propria fortuna.
E’ arduo sintetizzare l’analisi di partenza; provo farlo, in maniera sicuramente non esauriente, per punti principali, quelli su cui si fonda il mio paradigma di sviluppo. Il resto lo discuteremo insieme.

 

Industria hitech, il nostro alfiere
Due fenomeni derivano dalle migliaia di posti di lavoro persi: l’impoverimento reale e la riduzione del valore aggiunto per unità di lavoro: alle fabbriche si sono sostituiti i call center e i centri commerciali, attività a minor valore aggiunto.
L’altro danno è psicosociale: è passato subdolamente il concetto che le nostre presenze industriali siano ormai “residuali”, incapaci di essere competitive sul mercato globale. Niente di più falso! Fidatevi, esiste un modo per battere l’aggressività dei mercati che sfruttano un minor costo del lavoro: la rivoluzione è nella qualità e ci sono le condizioni per realizzarla. Possiamo ancora puntare ad un “made in L’Aquila” sviluppando i nostri due potenziali cluster industriali: quello dell’elettronica e del chimico-farmaceutico-biotecnologico, verso cui attrarre risorse e talenti.

 

Università, banca di cervelli

Nell’era postfordista, il sapere è denaro. L’Aquila ha la fortuna di avere un suo giacimento di conoscenza e know how: l’Università. Investire sugli atenei è per gli enti locali l’imperativo categorico per una scelta di qualità. Gli atenei sono chiamati oggi ad un’estensione della mission a supporto dello sviluppo locale. Ma è anche compito del comune creare una virtuosa complicità per far crescere la fabbrica della scienza. Così si alimenta la cultura diffusa nei cittadini e ci si assicura un serbatoio di conoscenze di base per la stessa attività dell’ente locale.
Possiamo tutelare il nostro prezioso ateneo in molti modi: idonee politiche di investimenti, messa a disposizione di infrastrutture per le sedi, una cittadella della conoscenza per lo sviluppo degli spin-off universitari, che divenga anche incubatore di imprese ed avviare un inedito dialogo e collaborazione tra Università, aziende, enti di ricerca, istituzioni. Non ultimo un vero e proprio welfare degli studenti con il miglioramento dei servizi e dell’accoglienza. Primo passo da fare: l’ingresso del Comune nella Fondazione, inspiegabilmente snobbata dall’attuale amministrazione.
L’Aquila deve difendere il suo capitale di materia grigia e quel guizzo di vivacità che viene dai giovani, in un’Italia che invecchia

Turismo, un destino "naturale"
Manco a dirlo, il terzo cluster è quello del turismo, anzi dei turismi, vista la molteplicità e l’originalità dell’offerta. Ci scommettevamo in tempi pionieristici, oggi i dati europei sul turismo di nicchia ci danno ragione. I nuovi viaggiatori cercano mete autentiche e sconosciute e il turismo religioso, ambientale, culturale, enogastronomico muove le masse. Siamo seduti sulla fortuna.
Anche qui, intercettare i nuovi turismi significa studiare i flussi, le tendenze del mercato, e la competitività complessiva delle nostre pluripotenzialità. Occorre dotarsi di un osservatorio provinciale per il Turismo in collaborazione con il Corso di Laurea di Scienze Turistiche della facoltà di Economia. E dare attuazione alla legge 135 del 2001 per la realizzazione dei sistemi turistici locali. Il Gran Sasso e il suo sviluppo è certamente uno dei cardini su cui si fonda l’immagine turistica del comprensorio senza essere l’unico. Per gli impianti sciistici meglio del pubblico saprà fare il privato. E l’offerta dovrà essere per tutte le stagioni. Inutile elencare agli aquilani le arcinote e inutilizzate risorse turistiche, bravo sarà chi saprà metterle insieme in una rete complessiva tra operatori ed istituzioni.

Infrastrutture, L’Aquila Città diffusa
L’Aquila è centrale rispetto alle direttrici che percorre lo sviluppo. Può assorbire per osmosi le dinamiche economiche confinanti. I 100 Km che ci uniscono a Roma, presto si accorceranno con la realizzazione del grande polo direzionale e residenziale nel quadrilatero Lunghezza, Tivoli, Guidonia, Roma: 50.000 nuovi abitanti, grandi strutture commerciali e servizi e collegamenti con la stazione Tiburtina ogni 8 minuti con metropolitana di superficie. I rapporti tra le due città cambieranno sta a noi sterzare verso uno sviluppo intelligente, per non diventare solo una città dormitorio. Occorrerà abilità amministrativa e buoni rapporti diplomatici.
Ma Roma è oggi soprattutto la capitale europea del turismo, con milioni di visitatori l’anno, ed è anche la sede del più grande concentramento della ricerca scientifica italiana, dotata delle nostre stesse industrie Hi-teck (elettronica, bio-tecnologico-farmaceutico e aerospaziale). L’Aquila ha il dovere di cercare il contatto nella realizzazione della capitale diffusa. Per questo stiamo già lavorando con la Provincia di Roma per l’inserimento della nostra provincia nel Distretto Aerospaziale Nazionale del Lazio. Altra occasione è la prossima realizzazione, ormai finanziata in gran parte, della superstrada L’Aquila-Amatrice, la strada dei parchi, che di fatto ci collegherà immediatamente con le Marche, Ascoli Piceno, con l’Umbria e Norcia. Il nostro aeroporto deve trovare un ruolo nel sistema degli scali abruzzesi e laziali. Bene l’aeroporto regionale a Pescara, bene il grande porto a Ortona e lo sguardo verso i Balcani, ciascuno giochi le sue carte, ma al campanilismo si sostituisca il riconoscimento della reciproca complementarità e l’azione sinergica, L’Aquila deve avere la possibilità di accedere a queste opere strategiche, come cerniera tra l’Adriatico e il Tirreno. L’infrastruttura di collegamento con Sulmona e Pescara é ormai la principale priorità. E’ora di cominciare a pensare seriamente al trasporto su ferro: ammodernare e per prima cosa elettrificare la tratta verso Sulmona e quindi Pescara. Nel confronto tra Comune, Provincia, Regione e Governo infatti una cosa dovrà essere chiara: noi non intendiamo essere tagliati fuori dalle direttrici strategiche. Insomma il concetto copernicano per lo sviluppo è la qualità e quindi onestà e trasparenza nell’amministrare ogni settore. Questo non è solo il fine morale di un sindaco, ma il mezzo per creare ricchezza. Insieme possiamo farcela e cinque anni sono un tempo sufficiente per uscire dall’isolamento antistorico e voltare pagina.

(da www.massimocialente.it)

 

 

 

 


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